Reda 1865: the excellence of wool

Otamatapaio Station. Un nome impronunciabile di una località che suona lontana, lontanissima, eppure legata da un filo invisibile al nostro Piemonte.
La distanza effettiva -in linea d’aria- è di circa 18800 km, ossia almeno 48 ore di viaggio tra auto ed aereo. Siamo in Nuova Zelanda.

Otamatapaio Station. An unpronounceable name of a far away place, though linked with an invisible yarn to our Piedmont.
The effective distance -as the crow flies- it’s about 18800 km, that is  48 hours of travel by car and plane. We are in New Zealand.

 

Cosa può spingere un’azienda di una piccola valle biellese, a legarsi ad un posto così remoto? La ricerca della qualità assoluta -probabilmente- e di “un processo produttivo accuratamente controllato e di un’inesauribile tensione verso la perfezione del filato” come scrivono loro stessi sul sito aziendale.

What can induce a company of a small valley close to Biella, to tie to such a remote place? The pursuit of absolut quality -probably- and “a carefully controlled production process and an inexhaustible endeavor to perfect the yarn” as they write in their corporate website.

 

Andiamo con ordine però.
L’azienda piemontese di cui stiamo parlando in questo articolo è la “Successori Reda S.p.A” nata pochi anni dopo l’Unità d’Italia -nel 1865 per la precisione- grazie allo spirito imprenditoriale di Carlo Reda, che intuì come un semplice mulino accanto ad un corso d’acqua, potesse trasformarsi in un vero e proprio stabilimento in grado di produrre tessuti.
Dal 1919 in poi tocca alla famiglia Botto Poala prendere le redini della “Successori Reda” e traghettarla fino al giorno d’oggi, rendendola di fatto una dei principali player mondiali per la produzioni di tessuti, in particolare della lana.

Let’s start form the begining.
We are talking about “Successori Reda S.p.A”, which was born a few years after the unification of Italy -in 1865 to be accurate- thanks to the entrepreneurial spirit of Carlo Reda, who understood that a watermill could become a great and innovative way to produce yarns.
Since 1919 is up to the Botto Poala’s family  to take over and manage the company till nowadays, turning it into one of the biggest worldwide players in the production of yarns, especially wool. 

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Ed è proprio fatto di lana il filo che collega Biella ad Otamatapaio Station.
Sono passati ormai più di vent’anni da quando la famiglia Botto Poala prese la decisione strategica -in controtendenza rispetto al panorama economico attuale che tende sempre di più ad utilizzare la leva  dell’outsourcing – di acquistare ed inglobare dentro di sè anche il primissimo step produttivo, ossia quello riguardante la materia prima.

And the yarn which links Biella to Otamatapaio is actually made of wool.
It is now more than twenty years since Botto Poala’s family decided to pursue the strategy -in contrast to the current economical landscape which increasly tends to actualize the outsourcing- of vertical integration, directly monitoring even the very first step of production: breeding sheep. 

 
 
Si arriva così ad Otamatapaio Station, Glenrock Station e Rugged Ridges: 30.000 ettari di terreno verde in cui decine di migliaia di pecore merinos possono vivere e riprodursi in un habitat ideale.

All this leads us to Otamatapaio Station, Glenrock Station and Rugged Ridges: 30.000 hectares of green land where thousands of merinos sheep can live and reproduce in this idyllic habitat.

La redazione di ExPi si è recata nella prima di queste località. Nel cuore dell’Isola sud neozelandese, a tre ore di macchina dall’aeroporto internazionale di Christchurch ed a pochi chilometri dagli incantevoli laghi Wanaka, Pukaki e Benmore. Tre piccoli paradisi in mezzo a colline e montagne con la punta innevata.

ExPi went to Otamatapaio Station, in the heart of the southern Island New Zealand, three hours  from the international Christchurch Airport and a few kilometers  from  the beautiful Wanaka, Pukaki and Benmore lakes. Three little paradises among the hills and the snowy mountains.

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Ad accoglierci c’è Shayne, colui che assieme a sua moglie gestisce più di 17.000 pecore merinos, con l’aiuto di una sola altra persona.
Ci invita a salire sul suo pick-up per fare un giro nelle enormi prati adibiti esclusivamente all’allevamento delle pecore merino.

Shayne welcomes us in his farm, which he manages just with his wife and an other guy.
They own 17.000 merinos sheep.
He invites us to take a ride on his pick-up, in order  to show us the wide fields exclusively dedicated to the breed of sheep.

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Alla banale domanda su quale fosse il segreto per allevare al meglio un numero così elevato di pecore, Shayne ci risponde -forse con troppa umiltà e con tipico accento neozelandese- che il segreto è la Nuova Zelanda stessa.
Spazi enormi da poter dedicare agli animali, assenza di predatori, riserve idriche infinite e alta piovosità che permettono di mantenere ettari di prato verde e rigoglioso. Questi gli ingredienti per creare un mix ideale per l’allevamento delle merino. Niente di più, dice. Ci pensa la natura.

We asked him which was the secret to breed at best such a large number of sheep. He humbly replied us, that the real secret is New Zealand itself.
Which is the receipt? Wide spaces dedicated to animals, lack of predators, unlimited water reserve and high raining which allows to preserve  hectars of green and luxuriant fields. These the ingredients to create a perfect mix for merinos breeding. Nothing more, he said us. Everything is up to the nature. 

 
 
Le pecore merino non sono in realtà una specie autoctona, ma sono state importate dalla Spagna. Le condizioni favorevoli citate poc’anzi hanno però reso la Nuova Zelanda il Paese con il maggior numero di capi per abitante.
Negli anni ’80, a fronte di una popolazione di meno di 4 milioni di abitanti, erano presenti più di 70 milioni di pecore.
Ora i numeri sono scesi a 30 milioni, passando da 22 a 6 per abitante, poichè gli spazi di allevamento sono stati ridotti ed alcuni sono stati riconvertiti ai bovini.
La produzione di lana rimane comunque un pilastro fondamentale di questo Paese.

Actually merinos sheep are not native of the Maori’s country, but they have been imported from Spain.
The favorable conditions just cited, make New Zealand the country with the highest number of sheep per inhabitant.
In the ’80s this country counted more than 70 millions of sheep and less than 4 millions of people.
Now this data has fallen to 30 millions, switching from 22 sheep per inhabitants to 6, as spaces dedicated to breeding have been lowered and some of them have been converted in cattles.
Nevertheless wool’s production still remains a foundamental sector for the economy of this country.

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Tra un belato e l’atro Shayne continua a raccontarci la vita di questo luogo così lontano dal mondo.
Le pecore di Otamatapaio Station vengono tosate una volta l’anno, nel periodo di agosto-settembre ed è proprio in questo periodo che entra in scena una figura fondamentale: il tosatore.
Shayne racconta che un tosatore abile impiega dal minuto al minuto e mezzo per tosare un singolo capo, mentre un tosatore “medio” impiega circa due minuti o più.
Una differenza che può non apparire abissale se confrontata sul singolo animale, ma che moltiplicata su quasi ventimila -ossia l’intero allevamento- diventa incredibilmente importante in termini di tempo e costi.

Shayne keeps telling us about the life in such a remote place.
Otamatapaio’s sheep are sheared once a year -between August and September- by a shearer, who becomes crucial in this stage.
Shayne tells us that a skillful shearer takes about a minute or a minute and a half to shear a sheep, whereas an average shearer takes at least two minutes or more.
This isn’t such a big difference if compared to a single sheep, but it becomes important in terms of costs and time saving, if it’s multiplied by the whole breeding.

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Aldilà della produzione di lana, la tosatura -da cui mediamente si ottengono 4,5 kg di vello per capo- è fondamentale per l’animale stesso che, in caso contrario, verrebbe letteralmente ricoperto di lana con prevedibili effetti negativi, come dimostrato in questo video in cui viene ritrovata una pecora non  tosata per 6 lunghissimi anni.

A part from wool’s production, shearing -from which it’s possible to get about 4,5kg of wool- is fundamental for the animal itself, because otherwise it would be completly covered by wool with predictable negative effects, as you can see from this video.

 

 

Ma cosa differenzia la lana merino da quella comune?
La finezza delle fibre. Qualità che permette principalmente -oltre a mantenere tutte le qualità di qualsiasi capo in lana- di creare abiti indossabili anche nei mesi più caldi dell’anno, di avere un un maggior comfort quando indossata ed di ottenere una maggior resistenza all’usura.
Alla qualità della materia prima si aggiunge il know-how ormai centocinquantenario di Reda. Un mix che si si traduce in più di 2500 varianti di tessuto da proporre ai clienti, tra cui il nuovo brand “Rewoolution” dedicato agli amanti dello sport outdoor, degno di nota per lo spirito con cui unisce la tradizione laniera, ad un prodotto moderno come l’abbigliamento tecnico-sportivo.

Which is the main difference between merinos wool and the common one?
The thinness of the yarn that allows to create wearable clothes even in the hottest months of the year, to have a better comfort when wearing it and a greater resistence to wear.

Reda’s know how and raw material’s high quality create a perfect mix that offers more than 2500 kinds of woven, among which the new brand “Rewoolution”, dedicated to outdoor’s lovers.
This brand perfectly combines wool industry tradition and an innovative type of clothing such as the technical sportswear.

 
Con un fischio Shayne ordina ai propri cani di far rientrare il gregge all’interno della recinzione.
E’ il fischio che indica anche che la nostra visita ad Otamatapaio Station finisce qui.

With a whistle Shayne orders his dogs to bring the sheep back into the fence.
The whistle also indicates that pur trip to Otamatapaio Station ends here.

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Riaggomitoliamo il lungo filo di lana che dal Piemonte ci ha portato fino in Nuova Zelanda, sperando di avervi fatto conoscere un pezzo di quello che sta dietro ai nostri maglioncini in lana merinos.

It’s time to wind up the long woollen yarn that brought us from Piedmont to New Zealand hoping we made you know  piece of what is behing our merino wool sweaters.

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Luca Murta
luca.murta@gmail.com


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